L’ansia da emozione

L’ansia da prestazione. L’incubo di ogni uomo, la situazione da evitare a tutti i costi, lo spettro che vaga nell’oscurità del pensiero e che all’improvviso potrebbe apparire.

Gli occhi puntati addosso, la vergogna che sale, il senso d’impotenza davanti all’imbarazzo crescente.

E poi c’è l’ansia da emozione, quella che può colpire il fotografo, non tutti però.

Ci sono due modi diversi d’interpretare la fotografia: c’è chi la vede come un lavoro, freddo, incontaminato ed incontaminabile…scattiamo, aggiustiamo gli scatti, mi paghi ed “hhoopp” il compitino è stato svolto. Matrimoni, cresime, comunioni, riviste patinate…tutto rigidamente pre-impostato: luci, pose, colori…l’immaginazione è condannata ad una fase pre-scatto, niente viene vissuto nel momento, in quegli attimi che, in fotografia, dovrebbero essere la vera magia.

Poi, c’è il fotografo da strapazzo: tante idee, poca pazienza nel programmare le cose. Le luci? utilizzo quelle che ci sono nell’ambiente circostante. Le pose? ci penserà la ragazza appena “ingaggiata”…N.b. non la modella a pagamento, l’arte non prevede compensi!

I veri problemi per lui non sono questi, ma il risultato. E qui subentra l’ansia. E’ il riuscire a trasmettere qualcosa, generare l’emozione. Si possono scattare 10,100, 1000 foto e poi ritrovarsi con tante belle immagini ma che non hanno un perchè, un’identità ben precisa. Ed è questa la vera sconfitta piuttosto che una messa a fuoco imprecisa o un bilanciamento del bianco errato.

Ovviamente, quanto detto, non vuol criticare l’uno o l’altro modo di vivere il proprio rapporto con la fotografia, però a volte mi chiedo quanto sia giusto inseguire l’emozione (e l’ansia che ne consegue) piuttosto che cercare una tranquilla vita da “catturatore razionale di immagini”.

Non so…se improntassi le mie esperienze fotografiche in questo modo magari l’ansia sparirebbe e ci guadagnerei molto di più dal punto di vista economico.

Questa è una sacrosanta ed incontestabile verità ma, in fin dei conti, coltivare la propria “arte” in modo spontaneo vale più di essere il fotografo ufficiale della parrocchia quando ci sono le Cresime? Secondo me, sì…

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